Sulla Calabria lo spettro della recessione

La Svimez illustra uno scenario preoccupante per la nostra regione e per il Mezzogiorno. Si faranno sentire ancora di più gli effetti negativi della crisi

Le previsioni per il 2023 parlano di una contrazione del Prodotto interno lordo e di una significativa flessione dell’indice di ricchezza

Nel 2023 la Calabria rischia di finire in recessione. È questo lo scenario preoccupante delineato dal Rapporto Svimez, presentato alla Camera. Per quanto riguarda la nostra regione, l'istituto che si occupa delle politiche di sviluppo del mezzogiorno segnala che si faranno sentire ancora di più, in prospettiva, gli effetti del conflitto in Ucraina, della crisi energetica e dell’inflazione, tutti fattori che sommati potrebbero congelare la ripresa in corso post Covid. Fattori che incrementeranno così il divario con il resto del Paese. Se nel 2023, infatti, il Centro Nord registrerà un Pil in crescita debole intorno al +0,5%, l’indice della ricchezza meridionale si contrarrebbe fino a -0,4%. E in Calabria scenderebbe fino a -0,9%: penultima regione, preceduta solo dal Molise (-1%).

Secondo gli esperti della Svimez, questo scenario sarebbe conseguente al «nuovo shock che ha cambiato il segno delle dinamiche globali (rallentamento della ripresa; comparsa di nuove emergenze sociali; nuovi rischi operativi per le imprese), interrompendo il percorso di ripresa nazionale coeso tra Nord e Sud». E gli effetti territoriali secondo la Svimez sarebbero «asimmetrici» penalizzando soprattutto le famiglie e le imprese meridionali. Secondo le stime Svimez, il Pil dovrebbe crescere del +3,8% a scala nazionale nel 2022, con il Mezzogiorno (+2,9%) distanziato di oltre un punto percentuale dal Centro-Nord (+4,0%). Per la Calabria il Pil segna la crescita più bassa in Italia: appena l’1,8%. E questo con ricadute pesanti sulle famiglie.

La Svimez valuta poi che a causa dei rincari dei beni energetici e alimentari l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta potrebbe crescere di circa un punto percentuale salendo all’8,6%, con forti eterogeneità territoriali: + 2,8 punti percentuali nel Mezzogiorno, contro lo 0,3 del Nord e lo 0,4 del Centro. In valori assoluti si stimano 760mila nuovi poveri causati dallo shock inflazionistico, di cui mezzo milione al Sud. In base alle stime Svimez, l’aumento dei prezzi di energia elettrica e gas si traduce in un aumento in bolletta annuale di 42,9 miliardi di euro per le imprese industriali italiane; il 20% circa (8,2 miliardi) grava sull’industria del Mezzogiorno.

Le previsioni Svimez segnalano per il 2023 il rischio di una contrazione del Pil nel Mezzogiorno dello 0,4%, un peggioramento della congiuntura determinata soprattutto dalla contrazione della spesa delle famiglie in consumi. In Calabria – emerge dal rapporto Svimez - addirittura si percepirebbe un segnale preoccupante di recessione, con una flessione dell’indice di ricchezza di circa un punto percentuale (-0,9%).