Catanzaro, la scalata criminale del clan dei rom

L'OPERAZIONE La polizia coordinata dalla Dda guidata dal procuratore Gratteri ha eseguito oltre 60 arresti ricostruendo le nuove dinamiche della criminalità organizzata nel capoluogo di regione

clan dei rom

Delineata l'evoluzione del gruppo dei nomadi da “manovalanza” delle storiche consorterie di 'ndrangheta a cosca dotata di autonomia e di pari dignitià

 

Da subordinato alle storiche consorterie di 'ndrangheta a gruppo dotato di autonomia e di pari dignità: è questa l'evoluzione del clan di etnia rom di Catanzaro, protagonista di una “scalata” criminale a colpi di omicidi, estorsioni, e un capillare spaccio di droga che inondava di stupefacente la città, compreso il centro storico.  

A rivelare le nuove dinamiche della criminalità organizzata nel capoluogo della Calabria è stata un'inchiesta della polizia coordinata dalla Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri: 62 arresti a carico di un'organizzazione da tempo attiva nell'area sud di Catanzaro, nel quadrante dei quartieri Pistoia, Aranceto e Lido, un'organizzazione un tempo “manovalanza” delle cosche del Crotone, di Isola Capo Rizzuto e di Cutro in particolare, e della cosca storica del capoluogo, quella dei Gaglianesi, ma adesso 'riconosciuta' dalla 'ndrangheta al fondo di un “patto” successivo a una trattativa bagnata anche con il sangue.  In una conferenza stampa nella sede della Procura di Catanzaro è stato ricostruito il salto di qualità del clan rom dei Bevilacqua-Passalacqua, che dal 2015 – hanno spiegato gli inquirenti – ha iniziato a rivendicare spazi di autonomia con una serie di reati, anche di omicidi (almeno due quelli censiti dagli inquirenti), e con una potenza militare ragguardevole alla quale la 'ndrangheta tradizionale, strategicamente, ha deciso a un certo punto di non contrapporsi puntando su una nuova sinergia su basi paritarie e autonome. 

«Associazione di tipo mafioso con una struttura verticistica basata prevalente su vincoli parentali». Così l'ordinanza del gip di Catanzaro descrive plasticamente le caratteristiche del gruppo Bevilacqua-Passalacqua. Una cosca a tutti gli effetti, dunque, e lo si evince dall’organizzazione “militare” che il gruppo si era dato, con ruoli ben definiti e gerarchie altrettanto delineate. Dagli elementi raccolti dagli inquirenti emerge «innanzitutto la capacità del clan di opporsi ad altri clan mafiosi e dunque può affermarsi la sua collocazione su un piano omogeneo rispetto agli altri gruppi con le caratteristiche dell’organizzazione mafiosa». La considerevole capacità di intimidazione» e le estorsioni – annotano gli investigatori – «rappresentano un punto di forza dei clan mafiosi sia perché determinano le condizioni per esercitare il controllo capillare del territorio sia perché consentono di finanziare le casse del gruppo per la sua ulteriore espansione». Dunque «il gruppo Bevilacqua-Passalacqua ha esercitato sui quartieri Pistoia, Corvo, Aranceto, Germaneto e Catanzaro Lido la pressione tipica delle organizzazioni mafiose».