Falsi testamenti, la truffa del dipendente di Poste: a caccia del ricco defunto per ottenere l’eredità

Un bussiness messo in atto nei confronti di soggetti privi di familiari. Il dipendente avrebbe percepito 3000 euro, quale prezzo per la corruzione

CATANZARO – Un business collaudato dei falsi testamenti. È quanto è emerso dalle indagini della Procura di Catanzaro che ha sgominato un’organizzazione dedita alla falsificazione di testamenti di anziani per impossessarsi denaro e beni immobiliari.

 

Il modus operandi dell’organizzazione criminale? La truffa messa in atto sui falsi testamenti consisteva nell’individuare soggetti in età avanzata, privi di familiari e con cospicue somme di denaro depositate presso le Poste Italiane. Altri, invece, si occupavano di reperire tutta la documentazione inerente il ricco defunto. Successivamente, tra gli stessi individui, veniva selezionato un erede ad hoc. Contestualmente veniva pubblicato il testamento, evidentemente falso e, tramite un procuratore speciale appositamente nominato, veniva incassata l’eredità. Oppure, come accertato in alcuni casi, emergeva anche il tentativo di riscuoterla. In ragione di ciò, prima di incassare l’eredità, gli indagati aprivano una serie di conti corrente che risultavano riconducibili ai falsi eredi appartenenti al gruppo in questione o a società false ed inesistenti.

In carcere un dipendente di Poste Italiane

Nell’attività d’indagine che ha scoperto la truffa sui falsi testamenti, è risultato coinvolto anche un dipendente di Poste Italiane Luciano Crispino. Accedendo illecitamente ai sistemi telematici interni, il dipendente infedele ricercava e indicava i soggetti da colpire. Si trattava quasi sempre di persone sempre prive di discendenti diretti e con ampi patrimoni mobiliari, per i quali procedere alla falsificazione, ottenendo in cambio somme di denaro. Dalle indagini è emerso che il dipendente avrebbe percepito 3000 euro, quale prezzo del delitto di corruzione.

 

Alcuni degli indagati, tra i quali alcuni professionisti, poi, si prestavano, al momento di avviare il procedimento per l’apertura dell’eredità, in qualità di testimoni o procuratori speciali in sede di esecuzione dei testamenti, pur a conoscenza della loro falsità. Secondo quanto emerso dalle indagini, Crispino avrebbe fornito indicazioni all’imprenditore Giuseppe Aiello, commissionando il recupero di documenti a Gianfranco Cappellano e l’apertura di conti correnti fittiziamente intestati a terzi, occupandosi di intrattenere i rapporti con i professionisti necessari per la pubblicazione dei testamenti.