OLTRE I NOMI OLTRE I SINGOLI. L’UNITÀ COME PARADIGMA DEL CSX CALABRESE

Maria Antonietta Ventura

Giacomo Matteotti nell'affrontare le elezioni del 1924 (quelle della legge Acerbo) lavorò senza successo per un'alleanza antifascista ampia, aperta a tutte le forze democratiche, per ristabilire a pieno la legalità statutaria.

A Sinistra, invece, inutili distinguo e tattiche faziose smorzarono questo afflato e prevalsero personalismi e un "purismo" inefficace e perdente. Negli anni ‘60, Aldo Moro, in tante Direzioni nazionali della Democrazia Cristiana, nel fondare il Centrosinistra, si spese per instillare uno spirito di coalizione teso ad allargare al massimo la partecipazione delle plurali istanze democratiche e riformiste, contro il culto ottuso dell'identità/ghetto. In Calabria, nel prossimo autunno, andremo al voto per le regionali, per determinare le nostre sorti nella temperie post pandemica, quella delle ingenti spese e degli investimenti stimolati dall'Europa; ne va del nostro futuro, dunque. Il Centrodestra corre unito, attraverso lo strumento del ticket Occhiuto/Spirlì che salda gli interessi del tardo berlusconismo con quelli delle destre sovraniste a trazione leghista, con la testa a Milano, quindi, e la "pancia" del consenso nel fondo più retrivo e conservatore della nostra Regione.

Nel contesto della sinistra "radicale", di contro, la candidatura di De Magistris si presenta del tutto piegata sugli interessi del singolo, svelandosi - nonostante molte buone ragioni "ideali" - non tanto come "rottura" di vecchi assetti ma come trasposizione posticcia, di seconda mano, di un'esperienza già vecchia che a Napoli sta lasciando un comune in serie difficoltà economiche, tanta "fantasia" al potere ma scarsa competenza amministrativa. La Calabria, quindi, vista come “buen retiro” di un politico in esilio.

Nel Centrosinistra, da ultimo, le guerre intestine come è noto non cessano mai. E l'autolesionismo si apparenta troppo spesso ormai a un deficit di capacità dialogante, come se tra i democratici fosse venuta a noia la prassi del "tavolo d'intesa", con tutte le sue ovvie difficoltà ma anche con i suoi indubbi e proficui risultati.

Certo, ci vuole volontà e onestà! La volontà di interpretare storicamente un’identità non esclusiva e l'onestà di subordinare le velleità personali all'interesse collettivo. In Calabria, tutte le elezioni lo confermano, o il Centrosinistra si presenta unito e largo negli innesti politici e sociali o la Destra vince! Che senso ha, quindi, chiudersi a riccio rivendicando un marchio, un simbolo, una bandiera solitaria perdente? Ha senso solo per strutturare, nella sconfitta, posizioni individuali e puntellare rendite di posizione. Ma è questo l'interesse dei calabresi? Sulla scorta di questo ragionamento, quindi, contro la tentazione della fuga in avanti che fa saltare il "tavolo", il Partito Democratico (con non poche fibrillazioni), ha trovato - al momento - il coraggio della Coalizione, giungendo in queste ore (ma le elezioni sono ancora lontane) alla proposta di Maria Antonietta Ventura.

L'imprenditrice in ambito ferroviario, la presidente dell'Unicef Calabria, appoggiata da PD, Movimento 5 Stelle, LEU/ART.1, Liste Civiche (e si deve operare per allargare ancora!). Al di là dei nomi in campo, infatti, come per ogni risultato raggiunto, tutto ciò che è accaduto e che accadrà ha concorso e concorrerà alla realizzazione finale, tanto nel bene quanto nel male (ed attenzione che il "meglio" è nemico del bene!). Tutti gli apporti, anche i tentativi in senso contrario e le critiche, vanno accolte e ragionate e vanno ringraziati tutti i protagonisti della fase, anche gli apparenti "sconfitti", le posizioni superate. Solo questo approccio inclusivo potrà riuscire finalmente a cementare davvero le forze per la campagna elettorale e ognuno, tutti i democratici, sono chiamati "da sempre" ad un ultimo sussulto generoso; non è questo, infatti, il tempo del passo indietro sdegnato.

C’è la Calabria da sottrarre all'abbraccio infecondo con gli interessi leghisti, cripto fascisti, e con gli "eredi" e le mezze figure legittimate dall'ultimo Berlusconi. La possibilità esiste, la battaglia per la vittoria va affrontata insieme! Senz'altro, occorre riconoscerlo, fino a qualche giorno addietro le chances erano pari a zero. Un PD isolato, diviso territorialmente (con i democratici di Vibo, Catanzaro e Cosenza senza una "voce" riconosciuta, e quelli di Reggio scissi), privo di alleati reali, nella deriva delle esclusioni e dei distinguo, incapace di impostare un serio tavolo delle alleanze, trincerato dietro una decisione già presa (del tipo prendere o lasciare), non avrebbe perso, avrebbe straperso! Terzi, dopo il ticket destrorso e dopo l’agitato “Neo Masaniello". E tutto ciò nonostante il generoso tentativo di Nicola Irto (cui è giunto il riconoscimento di Letta per il lavoro fatto) mal sostenuto, però, dal commissario Graziano, incapace di costruire attorno alleanze stabili, di "unire" i territori calabresi, di porsi il problema organizzativo del Partito, sordo ai tanti appelli in tal senso dei militanti.

Con il Centrosinistra unito in campo, invece, il quadro muta anche nel senso di un ulteriore allargamento del campo progressista (il lavoro è in tal senso ancora in itinere). Si deve e si può ancora spendersi per questo! E se De Magistris nicchia, va ricordato agli amici e compagni che lo hanno fin qui seguito che l'avversario non è a Sinistra. Che il confronto dialettico epocale, la partita strategica dei valori, la misura degli interessi in campo, non si gioca all'interno nel nostro ambito.

Che differenza c’è - sui temi del lavoro, dell'ambiente, dello sviluppo, della legalità - tra i democratici delle diverse casacche d’appartenenza? Fuori dagli egoismi e dai personalismi, in che cosa si distinguono i diversi approcci a Sinistra? Oggi, lo possiamo ben dire, nell'epoca di un rinnovato interventismo pubblico ingenerato da una ritrovata Europa Sociale e Solidale, le distanze tra le tante case progressiste sono venute meno e il paradigma si è unificato (e lo hanno compreso per prime, va riconosciuto, le Sardine e proprio le Sardine calabresi, con Jasmine Cristallo in testa, vanno ricondotte nel contesto unitario che hanno con forza contribuito a implementare!). Anche il M5S ha ormai intrapreso un chiaro sviluppo che lo sta portando all'approdo stabile nell'area social-democratica. Questa consapevolezza, questa realtà, questa nuova Coalizione, depotenzia in nuce l'appeal "radicale" dell'ex sindaco di Napoli, lo relega ai margini. Lo qualifica elettoralmente come "utile idiota" delle Destre, strumento divisivo della vittoria reazionaria.

Chi si decide ormai per spezzare in Calabria il fronte repubblicano e costituzionale, si assume una responsabilità storica, si decide per le Destre. La lunga fase preelettorale lo ha dimostrato con nettezza: i distinguo immotivati, il cedimento alla tentazione di "purezza" e lontananza, fa solo danni, fa perdere la Calabria.

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