QUANTI VOLTI HA LA CALABRIA?

QUANTI VOLTI HA LA CALABRIA?

Ma quanti sono realmente i volti della Calabria, che si presentano allo sguardo stupito del viaggiatore, ma anche all’analisi dello studioso o alla valutazione di chi deve amministrarla?

Secondo il giornalista Giuseppe Smorto, autore del libro “A Sud del Sud, un viaggio dentro la Calabria tra i diavoli e i resistenti”, questa terra andrebbe “messa al plurale”. Già una quarantina d’anni fa un rapporto economico ne contava nove. Oggi potremmo elencarne, con approssimazione per difetto, molti di più, tra contrasti violenti di bellezze impareggiabili e brutture inqualificabili, in perenne dissidio tra l’uomo e la natura, groviglio insanabile e incomunicabile di lingue, storie, culture e campanili.

Ma in fondo è proprio questo crogiolo di luci e ombre, che fa della Calabria, una straordinaria anomalia nazionale, su cui ci si continua ad interrogare, senza riuscire a dare ancora risposte credibili alla grande paura dei calabresi per il cambiamento e per il futuro. Tanto che le pagine di Corrado Alvaro rimangono insuperate nell’aver tracciato un profilo indelebile dell’uomo calabrese, mentre le analisi storiche e socioeconomiche di Augusto Placanica, hanno disegnato una mappa dei caratteri originali, che non solo gli studiosi, ma l’intera classe politica dovrebbe usare come guida e promemoria di conoscenza per governare.

È evidente che, se questo è il contesto, non può stupire più di tanto se la Calabria è all’ultimo posto di tutte le statistiche economiche e sociali europee e se è bandita dalle agende della politica che conta, che preferisce delegare la trattazione delle questioni calabresi a poco credibili “commissari” o “incaricati d’affari”. Come nel caso del PD di Enrico Letta, che continua a inanellare flop umilianti, nella ricerca in vitro di un candidato alla Presidenza della Giunta regionale. Dopo avere dato alle fiamme il santino di Nicola Irto, rapidamente fatto sparire nel tritacarte il dossier Maria Antonietta Ventura, tentato di strumentalizzare l’immagine di un intellettuale di grande spessore e affidabilità come Enzo Ciconte, imbastito un casting melanconico con l’aiuto degli album Panini, tentato un ripescaggio last minute dell’on. Antonio Viscomi, difficilmente in grado di riaccendere entusiasmi di massa. Roba da “Travaso delle idee”, se non fosse che in gioco c’è, drammaticamente, il futuro di tante donne e uomini calabresi.

Ma in tutto questo scempio, Letta, Boccia e Graziano, all’inseguimento scriteriato del Conte-pensiero, hanno fatto il miracolo di rendere protagonista della campagna elettorale il Sindaco di Napoli e le sue truppe sanfediste, che muovono bellamente alla conquista di tutti gli spazi di una Calabria sempre più abbandonata a sé stessa. Intanto l’ex PM Luigi De Magistris ha occupato, a Catanzaro, in modo chiaramente simbolico, un appartamento in un fabbricato nel cuore del centro storico, dove ha aperto la sede regionale del movimento “De Magistris Presidente”. In politica i gesti hanno un valore molto più efficace di tante parole e di tanti discorsi. Oggi De Magistris costituisce la vera alternativa populista ad una sinistra allo sbando, che rischia di conquistare neanche la seconda posizione nella scontata vittoria elettorale del centrodestra di Roberto Occhiuto.

Ma l’altro miracolo della lunga gestione commissariale del PD è che, in questo deserto di idee e di classe dirigente, ha ritrovato voce, legittimamente, l’ex Governatore Mario Oliverio. Bisogna riconoscere che Oliverio appartiene ad un ceto politico di un’altra categoria, che, malgrado i suoi evidenti errori nella gestione della Cittadella regionale, le sue discutibili valutazioni sui reali bisogni di questo territorio, le sue imperdonabili scelte nella selezione della classe dirigente regionale, rimane una figura di indiscussa qualità sulla scena calabrese e ancora in grado di esprimere una sana voglia di politica. Mario Oliverio appartiene ad una categoria di uomini politici, come per altro verso e qualità Agazio Loiero, tra l’altro con una sua riconosciuta caratura culturale, che, malgrado una non eclatante esperienza alla guida della Regione, oggi costituiscono un modello, forse nostalgico, di quello che purtroppo l’attuale classe dirigente politica non riesce ad esprimere. Ma spiega anche le tante e profonde contraddizioni di questa terra, che sembra condannata dalla maledizione che incombe su tutte le maggioranze politiche, schiacciate in uno scarto sempre insanabile tra bisogni reali e risposte di governo. Malgrado esistano figure che, per qualità e capacità personali, avrebbero potuto dare un contributo decisivo per il riscatto della regione.

La settimana che si è appena conclusa ha visto la faticosa approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di una proposta del Ministro Cartabia di riforma della giustizia, con interventi normativi sui tempi del processo penale e con un laborioso compromesso del Premier Draghi per cercare di correggere le storture della Legge Bonafede sulla prescrizione. La sensazione che si coglie dalle prime informazioni è che la Riforma Cartabia sicuramente risponde alle sollecitazioni di Bruxelles ai fini di salvare i fondi del Recovery Plan, cerca di incidere in modo significativo sulla ragionevole durata dei processi, ma lascia del tutto inalterato l’attuale squilibrio del sistema delle garanzie rispetto a quelle previste dalla Costituzione, lasciando così ampio spazio alle iniziative referendarie portate avanti da Salvini e dai Radicali, per la realizzazione, anche in Italia, del giusto processo per tutti i cittadini.

Edizione | CalabriaPost.net

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