L'OPINIONE

DECALOGO SEMISERIO PER SOPRAVVIVERE A UN MONDO FILTRATO

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Per stare bene in rete. Decalogo semiserio per sopravvivere ad un mondo filtrato.

1) il Like non è una dichiarazione d'amore. O, meglio, una concessione delle proprie grazie. Soltanto l'assenso a qualcosa di scritto o di postato. Tutto qua. Non fatevi film. Andate al cinema. 

2) la cosiddetta bacheca virtuale, nulla a che vedere con il sughero e le puntine (purtroppo), è un proprio spazio dove il proprietario può scrivere ciò che vuole, nei limiti della legge. Nessuno è autorizzato ad entrarci senza bussare. Rompete meno possibile. 

3) trattare di eguaglianza, di diritti civili, di accoglienza dei migranti, di omofobia, ed altre tematiche delicate non significa essere pesanti, ma utilizzare uno spazio digitale per sensibilizzare, o discutere. Posto l'obbligo di cui al punto 2, ciò non vuol dire essere noiosi. Per la coglionella c'è tempo, spazio e magari realtà. Nessuno comunque obbliga a seguire i "pesantoni". 

4) l'aspetto esteriore conta poco, ma è importante essere quantomeno identificabili. Non si inviano richieste di contatto senza foto del profilo, o bacheca aperta, in modo da capire con chi si andrà, eventualmente, ad interloquire. Non importa se sei bello o brutto, ma se sei fascista direi di sì (fascisti ed omofobi qui scriveranno "se sei comunista direi di sì"). 

5) i selfie non devono superare i tre, quattro per anno solare altrimenti si va in overbooking, e la gente si scogliona di mettere il Like. A questo punto il selfista rischia un serio danno all'autostima con conseguente mangiata delle unghie ben oltre la falange distale. In pratica, si rimane mutilati. 

5 bis) attenzione alle mattonelle del bagno quando ci si fa il selfie. Sono identificabili, e poi si pensa a male (ma è male??). 

6) nella vita, come nella rete, non bisogna essere invadenti. Non c'è scritto da nessuna parte che in rete ci si dia del tu, o che, concesso il contatto, immediatamente su Messenger debba esserci il tentativo di chat. La gente fa altro oltre i social. Almeno, alcuni.

7) non fate collezione di "amicizie". Oltre i 3000 amici e con 12 euro e 90 non si vince il servizio di piatti tipo ceramiche di Santo Stefano di Camastra. Quella è la Conad. Non confondetevi. 

8) inviare paro paro screenshot altrui, in taluni casi, potrebbe essere reato. Specie su conversazioni private o video. Per cui si consiglia di pettegolare nella rua, dove ciò che si dice vola e riempie il cielo di connessioni, tra i balconi, come a pag. 45 di "Breve trattato sulle coincidenze" del bravissimo Domenico Dara. Anzi, leggetevi un libro e rilassatevi. Consiglio che vale sempre. 

9) questa è seria. Non si concede l'amicizia, ma il contatto. L'amicizia è una cosa diversa, ed è fatta di empatia, di emozioni, di presenza, di fisicità. L'amicizia occupa spazi, e riempie vuoti. L'amicizia è tatto, come tocco e come garbo. Si può diventare amici dopo un contatto sui social. Ma non si parte da essere amici, ma semplicemente facce. Facce truccate, filtrate, più belle possibile, facce dove sovente non traspare l'anima. Sarebbe bello un libro dell'anima, piuttosto che delle facce. Ma così è. E così sia. 

10) questa non è seria. O forse lo è. Siate leggeri. Lievi. Scrivete ciò che volete, ma non vi fate percepire ad ogni post sull'orlo del suicidio. L'empatia è molto difficile da esercitare in rete, perché manca lo sguardo. Manca la mimica, il tono della voce. Ci sono solo parole scritte, e sovente copiate da altri. Però sappiate che gli empatici sono sostanzialmente fottuti, perché se vi leggono tristi, depressi, magari si preoccupano. Magari cercano un aggancio per poter dare una mano. Cosa pressoché impossibile nei canali social dove tra ciò che sembra e ciò che è passa un oceano, due mari, e cinque fiumi, tipo Tamigi.

E non dimenticate. La coglionella, e non la bellezza, salverà il mondo.

 

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