L'OPINIONE

LE DIMISSIONI DI MONS. BERTOLONE E LA ZIZZANIA CHE MINA LA SOCIETÀ CALABRESE

LE DIMISSIONI DI MONS. BERTOLONE E LA ZIZZANIA CHE MINA LA SOCIETÀ CALABRESE

Ora l’autunno è veramente arrivato. Lo dice pure il calendario, malgrado il tempo incerto.

(Calabriapost.it) - Incerti e “variabili” sembrano anche i pensieri dei calabresi quando rispondono ai sondaggisti sull’esito delle prossime elezioni regionali. A giudicare da alcuni dati diffusi in questi giorni sulle intenzioni di voto, si ha l’impressione che i calabresi mentano a sé stessi o, meglio, abbiano molte reticenze ad esprimere le reali determinazioni per il 3 e 4 ottobre, quando dovranno depositare nell’urna la scheda elettorale. Non si capiscono, altrimenti, due sondaggi differenti, che vedono, in uno, quasi appaiati i due maggiori candidati Occhiuto e Bruni e, un altro forse più realistico, che ipotizza il candidato del centrodestra sopravanzare di almeno venti punti la candidata di PD e M5S. Chi ha le antenne più sensibili avverte che, in questo momento, in Calabria spira un vento decisamente più favorevole per il capogruppo alla Camera di Forza Italia. Mentre il PD non riesce a recuperare le conseguenze delle fratture interne, che hanno dato spazio a Mario Oliverio per cimentarsi in una corsa solitaria e, forse velleitaria, di puro contrasto alle scelte ostinate del gruppo dirigente dem. Malgrado i proclami di vittoria dello stato maggiore, mobilitato con Enrico Letta in una nostalgica kermesse d’altri tempi al Parco delle biodiversità a Catanzaro. E difatti la sensazione è quella di una forza politica, che continua a celebrare la sua “diversità”, ma stenta a ritrovare il suo popolo e una sua precisa identità. Specie in una regione come la Calabria, che vive un forte disagio sociale ed economico e che avrebbe assoluto bisogno di segnali di chiarezza e verità dalla sua classe politica e dirigente. Segnali che, purtroppo, non arrivano neanche dalle istituzioni religiose. Dalla Chiesa calabrese, attraversata in queste ore dal più sconcertante evento di questo secolo, a seguito delle dimissioni-rinunzia dal suo mandato di Mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo di Catanzaro e Presidente della Conferenza Episcopale Calabra. Un fatto difficile da metabolizzare e decodificare, malgrado la lunga lettera di commiato dalla comunità del presule e che, oggi, sembra essere stato coperto dal più assordante silenzio, specie da parte degli organi di stampa. L’uscita di scena improvvisa, inspiegabile e ufficialmente non giustificata del capo della Chiesa calabrese non è un evento, senza dubbio eclatante, da blindare tra le opportunità ordinarie e le formalità protocollari, che non convincono nessuno. Proprio perchè la Calabria lotta contro un male, la più pervasiva e diabolica “zizzania”, che ne mina la credibilità, condiziona la sua crescita civile, la emargina sempre di più rispetto al resto del Mezzogiorno e del Paese. Le dimissioni di Bertolone, anche se maturate in un ambito assolutamente distante dal clima che avvelena la politica e le istituzioni regionali, crea un ulteriore disagio, se non compiutamente spiegate, pur nel rispetto del comprensibile riserbo di un mondo di consolidate e rigide gerarchie e tradizioni secolari, in cui sovrasta su tutto il carisma della Parola e la Provvidenza. Ma anche la Verità, che soprattutto in una terra martoriata come la nostra è la più “rivoluzionaria” delle prassi, che possono portare ad un cambiamento effettivo e radicale. In cui deve riconoscersi anche la Chiesa locale nella sua superiore missione di evangelizzazione e di carità. In queste ore il disorientamento, lo sgomento anche tra il clero e il popolo dei fedeli, è forte e profondo. Mons. Bertolone è stato un Capo molto presente anche sulla scena politica e istituzionale e concretamente operativo nel tessuto sociale. Ha fatto sentire la sua voce autorevole nei momenti di difficoltà delle istituzioni locali. Ha tentato di risvegliare il sopito orgoglio e l’impegno dei cattolici in politica e nel sociale, fallendo, ma aprendo la strada a qualche percorso personale nelle competizioni elettorali. Ha avuto un dialogo frastagliato con il territorio e, certamente, la traccia del suo percorso pastorale è meno evidente e feconda di quella lasciata da Mons. Antonio Cantisani, ma anche da Mons. Antonio Ciliberti. E le loro spoglie, non a caso, riposano nell’amata Catanzaro. Due stili diversi, ma anche due conclusioni diverse del loro apostolato. Oggi la Calabria si interroga sbigottita. Mentre sul cielo autunnale avanzano nuvole grigie ed estese, che incombono severe sulle ultime certezze di fede, speranza e carità.

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