LINEE GUIDA PER UNA RIFORMA DELLA SANITÀ IN CALABRIA- parti 1/4

LINEE GUIDA PER UNA RIFORMA DELLA SANITÀ IN CALABRIA- parti 1/4

Quando il 18 dicembre scorso, partendo dal Consiglio Regionale, abbiamo intrapreso, tutti noi, questo viaggio nella sanità calabrese (oltre 20 tappe) discutendo il" Manuale per una Riforma della Sanità in Calabria" di Rubens Curia, avevamo ben chiara

l'inadeguatezza del Servizio Sanitario Regionale ad attuare, nella nostra Regione, l'articolo 32 della Costituzione Italiana, laddove, afferma che: "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività".

I Calabresi, pur non conoscendo il verbale del 15 novembre 2018 del Tavolo tecnico Adduce, né il più grave verbale presieduto dallo stesso del 4 aprile 2019, facendo spendere al Servizio sanitario calabrese, nel 2018, oltre 300 milioni di euro in mobilità passiva hanno bocciato, con alcune eccezioni, il sistema di cura nella nostra Regione.

Purtroppo, il diritto alla salute è sempre meno garantito: i ticket sono più elevati , talvolta, del prezzo delle prestazioni, le liste d'attesa sono interminabili, le famiglie sono lasciate in solitudine nella assistenza alle persone con disabilità, il 70% degli ultra 65enni calabresi deve attendere più di 48 ore prima di essere operato per una frattura della testa del femore, solo 10.529 ultra 65enni calabresi usufruiscono delle "Cure Domiciliari"(1,4%), contro i 181.283 veneti (7,2%), l'aspettativa di vita in buona salute in Calabria è pari a 52 anni contro i 69 anni della PA di Bolzano; a corollario di ciò gli operatori sanitari lavorano in strutture fatiscenti con tecnologie spesso obsolete dove la manutenzione è carente ed il livello organizzativo spesso molto basso. Crescente è inoltre il fenomeno della fuga fuori regione di operatori sanitari, spesso superati nelle graduatorie concorsuali, da appartenenti a lobby politiche o altro, nel totale disprezzo della meritocrazia o peggio reduci da realtà professionali disorganizzate e conflittuali.

Uno dei nostri obiettivi il 18 dicembre era di dare un contributo ad un dibattito per una nuova cultura della tutela della salute che garantisse eguaglianza nell'accesso ai servizi e nelle cure, dibattito teso a valorizzare il ruolo della sanità quale fattore di coesione sociale e di promozione del benessere, tenendo presente che la cultura della salute è trasversale a tutte le azioni politiche, perché la salute si promuove contrastando le povertà economiche e sociali, l'emarginazione, gli incidenti sul lavoro, la disoccupazione, il degrado delle periferie. In questa ottica è fondamentale dare vita a "Reti Sociali" che favoriscano il diritto al lavoro, alla casa, a una socialità significativa dove la "presa in carico" della persona deve avvenire con percorsi che mettono insieme professionalità e Servizi diversi.

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