PERCHÈ FU SCELTA HIROSHIMA

Nell’indifferenza generale e nel silenzio ipocrita e imbarazzato degli atlantisti di ogni risma, in questi giorni ricorre il tragico anniversario (77°) del bombardamento atomico, da parte degli americani, delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.

Nelle anime belle che si stracciano le vesti per le minacce più o meno atomiche di quel cattivone di Putin, in prossimità di questo anniversario, scatta regolarmente il processo di rimozione che tanto bene ha descritto Freud: “espellere o tenere lontano qualcosa di insopportabile dalla coscienza, evitando in tale modo il dispiacere”. 

Nei giorni scorsi il Corriere della Sera, inopinatamente e forse con un sussulto di dignità, ha pubblicato un bellissimo articolo del fisico saggista Carlo Rovelli (L'occidente e l'ipocrisia, serve un nuovo soggetto politico, l'umanità di Carlo Rovelli, Corriere della Sera, 31 luglio 2022). Rovelli dice: “Mi unirei al coro contro il riconoscimento del Donbass che ha innescato la guerra ucraina, se aggiungessimo che ci siamo sbagliati riconoscendo Slovenia e Croazia, innescando la guerra civile Iugoslava. O per i bombardamenti su Kiev, dove la scusa era che Kiev massacrava il Donbass, se la Nato si impegnasse a non fare più nulla di simile, come ha fatto bombardando Belgrado, dove la scusa era che Belgrado massacrava il Kosovo. Mi unirei al coro contro la Russia che cerca di cambiare il regime di Kiev, se l'Occidente si impegnasse a non fare più la stessa cosa, come ha fatto abbattendo e destabilizzato governi democraticamente eletti dal Medio Oriente al Sud America, dal Cile all'Algeria, dall'Egitto alla Palestina. Mi unirei al coro che si commuove per i profughi ucraini, se si commuovesse anche per yemeniti, siriani, afghani e altri con pelle di tonalità diverse.

Ipocrisia senza limiti. I giornali gridano sulle politiche «imperiali» di Cina e Russia. Il lupo e l'agnello. La Cina non ha quasi soldati fuori dei suoi confini, se non in missioni Onu. La Russia ne ha a pochi chilometri, in Siria e Transnistria. Gli americani hanno centomila soldati in Europa, basi militari in Centro e Sud America, Africa, Asia, Pacifico, Giappone, Corea ovunque, eccetto in Ucraina dove stavano insediandosi. Hanno portaerei nel mare della Cina. Dalle coste cinesi si vedono navi da guerra Usa, non si vedono navi da guerra cinesi da New York. Chi è l'impero? Si paventa, non abbastanza, l'uso dell'atomica. L'Occidente è l'unico ad averla usata. A guerra vinta, per affermare il dominio con la violenza; nessun altro lo ha fatto. Si scrive che la Cina è aggressiva; non ha fatto guerre dopo Corea e Vietnam; l'Occidente ne ha fatte in continuazione ovunque. Chi è l'impero?”.

Questo lucido e coraggioso intervento di Rovelli purtroppo, e direi naturalmente, non ha aperto nessun dibattito e non ha modificato di un millimetro la percezione dell’italiano medio delle dinamiche geopolitiche condizionate dagli interessi degli atlantisti.

Qualche anno fa Ben Rhodes, consigliere di politica estera, speechwriter e confidente di Barack Obama, nel suo memoriale riferì che Obama un giorno gli chiese: “Perché scegliemmo Hiroshima?”, “È venuto fuori nelle mie ricerche per il discorso”, dissi. “Decidemmo piuttosto in anticipo di risparmiare Hiroshima da ogni bombardamento convenzionale, in modo da poter poi dimostrare l’impatto della bomba atomica su una città intatta”. “Volevamo dimostrare ai giapponesi di che cosa eravamo capaci”, aggiunse Caroline (Kennedy, figlia di John, ambasciatrice in Giappone ai tempi di Obama). “I giapponesi erano così abituati alle sirene dei raid che non andarono nei bunker quando le sentirono -dissi- soprattutto perché gli aerei non erano tanti” …

Sono dichiarazioni da brivido che sono passate assolutamente inosservate soprattutto alle nostre latitudini, dove l’asservimento agli USA ha annichilito il libero pensiero; dichiarazioni che dimostrano la protervia e la crudeltà dell’impero dominante a livello globale. Tra l’altro trovo sconvolgente che Obama, la cui elezione aveva suscitato un’ondata di speranza per un auspicabile cambiamento di rotta, si sia rivelato un vero sepolcro imbiancato che ha proseguito, senza soluzione di continuità e con un’ipocrisia senza limiti, la politica imperiale dei suoi predecessori.