L’IMPERDONABILE FOLLIA DELLA GUERRA.

Il dolore la gioia la primavera il vento non sono nostri soltanto. Esistono ci sfiorano ci raggiungono transitano dentro noi ... ma sono fatti per essere condivisi.

Le ore e i giorni, le albe e i tramonti, gli dei e i loro templi, i soli le stelle le galassie le vie del cielo con i loro anni luce non appartengono a noi soltanto. E neppure al cerchio infinito della nostra anima. Anch’essi, come tutti gli enti che riempiono i nostri spazi terreni, attendono di essere condivisi.

Tutto nel mondo fugge la solitudine e guarda orizzontale. Tutto chiede Amore e Armonia. Perché orizzontale è il télos dell’Amore, la direzione di senso della nostra vita. Ma … verticale è il dono, l’energia che raggiunge e orienta il transito dei nostri pensieri, il flusso del nostro sentire, del nostro stare nella vita. Verticale la luce, la gioia che declinano la ruota dei giorni, degli anni. Verticale, infine, il senso del mistero che accompagna la vita di ogni creatura.

La solitudine di un popolo non abita i giardini della luce. Anche le tenebre la respingono. Tutto invece, nel mondo, ci parla di uno Spirito d’Amore. Di una Luce che non cessa mai di creare. Di uno Spirito che si fa Luce dentro noi giorno dopo giorno, dove la legge della sua creazione consiste proprio nel suo donarsi, nel suo giungere a noi come dono d’amore, come bellezza sensibilità dolcezza tenerezza e quant’altro. Ed è in tutte queste sue manifestazioni diversificate che  si esprime e si snoda la sua storia. La storia di questo Spirito originario. Che è poi la storia di ognuno di noi. Dell’uomo come creatura dell’Universo.

C’è difatti in ogni creatura, in qualche luogo abissale del nostro io, un forte sentire interiore, un’energia, una Luce, la quale avverte che il processo dell’universo non può né ripetersi né arrestarsi orizzontalmente. Che la nostra vita, il nostro stile d’essere, la nostra civiltà non può dissolversi, dissiparsi, finire qui, né tanto meno dilaniarsi in  forme conflittuali di ostilità di violenza di ferocia bellica. 

Se ciò è vero, allora, una relazione ... un rapporto verticale dev’essere pur possibile tra noi e l’Eterno, tra noi e l’Infinito... tra noi le stelle gli anni luce: per una nuova stagione di vita dell’universo. Del nostro pianeta. Per una stagione cosmica... non più individuale e quotidiana dell’amore.

Perché c’è in ognuno di noi, nella visione del mondo che accompagna la vita di ciascuno di noi, incarnato assieme al senso che l’uomo dà alla sua storia, al ritmo del mattino e della sera, delle stagioni e degli anni, del sorgere e tramontare del sole, della vita e della morte... c’è anche il senso dell’Eterno, di sentirsi parte del Tutto, segmento e flusso di questo grande Spirito creatore presente nell’universo. 

Ma accanto a questa visione complessiva del mondo c’è, al tempo stesso, in ciascuno di noi, il pesante sonno della solitudine e della tenebra, il desiderio ammaliante di lasciarsi sprofondare, perdersi - come quando eravamo bambini - nel grembo materno per risvegliarsi poi a noi stessi secondo forme atteggiamenti e ritmi che sono solo nostri. Che nessuno può capire. 

Ecco, sono questi i momenti del nostro chiuso soffrire della vita che vuole aprirsi sprigionare … trasformare la solitudine in comunicazione. È il desiderio cocente, legittimo di ritrovare ed esprimere il nostro slancio la nostra solidarietà ... con altre creature come noi che soffrono, cadono sotto la ferocia insensata, devastante di un conflitto. La tragedia della guerra che si sta consumando nel cuore dell’Europa ci sgomenta. Ci terrorizza tutti quanti. Mai avremmo pensato di rivedere scene che ricordano i grandi conflitti bellici del secolo scorso. 

Il grido straziante d’aiuto della popolazione ucraina spinge tutti noi a condividere l’angoscia d’un popolo ferito nella sua identità, nella sua storia, nella sua tradizione. Il sangue e le lacrime di quelle mamme, di quei bambini, le sofferenze di quegli uomini che stanno difendendo la propria terra o scappando dalle bombe … scuotono dal profondo le nostre coscienze.

Ben venga allora il grido la rabbia di ribellione nei confronti del mondo e della vita quando le guerre la violenza le ingiustizie sociali la ferocia nei confronti di uno stato libero indipendente devastano e sconvolgono la vita di un popolo. Ben venga il grido di solidarietà verso quelle popolazioni che soffrono scappano fuggono dalla guerra.

Sentiamo in quel momento la voce, il respiro, il ritmo cosmico pulsare dentro noi; sentiamo rinascere e vibrare i simboli eterni della vita: il padre, la madre, gli affetti, la storia, i fotogrammi della memoria di ognuno di noi.

È in tali circostanze, è in questi momenti difficili che amore e solitudine si cercano. Che i popoli più fortunati corrono in soccorso di quelli più deboli e sofferenti. Si osservano si scrutano, continuano ad esplorarsi. Si aiutano. 

Perché ... si sentono rami ravvicinati dello stesso albero, la cui finalità è una sola: quella di liberare ed esprimere insieme tutte le infinite energie, le possibilità di vita, nella forma e nella direzione che dà un senso al loro doloroso cercarsi.... là... nel luogo, nel tempo infinito dove il dolore e la gioia, le albe e i tramonti, la primavera e il vento hanno il respiro verticale dell’Eterno! 

È una imperdonabile follia. La sola idea che si debba tornare ad affrontare una nuova guerra in Europa … è un’autentica inenarrabile follia!