C’È STRADA DA PERCORRERE

Prendo le parole di Soumaila Diawara. "Gino non c'è più, ma la Strada rimane”. È morto Gino Strada.

Gino Strada
Vignetta di Bafometto (Domenico Loddo)

Ne sono affranto, e non perché abbiamo in comune la barba bianca.

No, affatto.

Ne sono affranto perché ha salvato migliaia di vite umane. Vite da poco, intendiamoci.

Vite di polvere, vissute in posti che tutti noi occidentali comodosi sentiamo lontani, distanti, forse, inesistenti.

Eccerto che era spigoloso, Gino Strada! Come può stare sereno e rilassato chi tra la pupilla e la cornea ha incollate le immagini di bambini squartati dalle bombe?

Bambini come i nostri, belli e ben vestiti, e giocosi con i loro teneri capriccetti.

Ha operato, perché era un chirurgo di guerra, afghani, neri, gialli.

Anche italiani.

Anzi, la maggior parte di italiani li ha salvati dall’aridità del cuore che è una malattia che colpisce chi pensa solo a sé stesso, alla propria famiglia (famigghia), al massimo a qualche compare.

E fuori, dove piglia piglia.

E figurati quando arriva a pigliare in Afghanistan, che in queste ore, morto Gino, sta cadendo sotto gli studenti di Allah.

A un dio talebano non credere mai.

E si, ne ha salvate persone come noi, e ancora ne avrebbe ancora salvate se non fosse morto, una manciata di ore fa.

Lì salverà Emergency, perché le cose belle vanno anche oltre le persone che le hanno fondate.

Non lo sapete, ma Gino Strada aiutava la gente a casa loro.

Nonostante ciò, parole di merda via social sono volate verso le sue nuvole.

Ma non hanno preso quota, perché le parole dell'odio si squagliano di fronte alla bellezza delle cose, non reggono un tramonto, una nuvola, un bene disinteressato.

Una poesia.

Eppure, hanno provato a chiamarlo scafista, sfruttatore, comunista, (ma poi, quest'ultimo termine, è un'offesa?)

Parole di odio sepolte nel fango della bocca di chi le ha scritte.

Perché queste sono parole scritte, non dette. Parole di gente fotografata solo di faccia nell'apposito libro che consente agli squallidi di sentirsi poeti senza aver mai letto un verso.

Eppure...

Eppure, Gino Strada è vivo, e vive in tutta la gente che fa del bene.

Il bene fatto è un lungo braccio che non finisce mai, una strada senza capolinea.

Una palla da calcio lanciata in continuazione al calciatore più vicino.

In una partita che dura all'infinito.

Cosa può fare la gente brutta, impotente di fronte a tutto ciò?

Spruzzare veleno come le seppie quando vengono attaccate.

Ma col veleno della gente brutta non si fanno gli spaghetti.

Se riuscissi ad essere ecumenico, mi verrebbe da chiedere "perché fate tutto ciò?"

Perché scrivete così male di un uomo che ha salvato altri uomini senza chiedere loro se fossero fascisti, comunisti, talebani, mafiosi, buoni, belli, brutti o cattivi?

Ma non sono ecumenico e vi disprezzo, vi combatto e, sedato il fastidio, vi dimentico.

Perché il bene difficilmente può " vegliare al lume del rancore".

E allora andiamo avanti, andiamo oltre.

C'è Strada da percorrere...