LA CRISI POLITICA PROIETTA LUCI SINISTRE SUL NOSTRO FUTURO

George Orwell il mitico autore del visionario “1984” in appendice al libro, riproposto in questi giorni da Garzanti con gli altri due capolavori “La fattoria degli animali” e “Omaggio alla Catalogna” come “Trilogia della libertà”, con una illuminante prefazione

Una crisi che, vista dall’osservatorio calabrese, non sembra portare messaggi rassicuranti

di Pierluigi Battista, illustra i “principi della neolingua” della politica, che si contrappone all’” archeolingua” ed è in uso nel paese di Oceania, dove regna la truce dittatura del “Grande Fratello”. Lo scopo della neolingua era quello di assegnare un termine esatto ad ogni concetto funzionale al Partito, cancellando tutti i pensieri “eretici” o contrari al Potere, “eliminando tutti i termini sconvenienti e spogliando quelli che restavano di eventuali accezioni devianti e, ove possibile, di qualsiasi significato secondario. Per fare un esempio, la parola “libero” esisteva ancora in neolingua, ma poteva essere impiegata solo in frasi come “questo posto è libero” o “questo campo è libero da erbacce”. Era impossibile usarla nel vecchio senso di “politicamente libero” o “intellettualmente libero”, poiché la libertà politica e intellettuale non esistevano più nemmeno a livello concettuale ed erano per forza di cose prive di nome”.

Il capolavoro di Orwell fu concepito nel 1946 e, come osserva acutamente Pierluigi Battista, dietro l’incombere del Grande Fratello si legge una drammatica critica al comunismo di Stalin e una visionaria denuncia di una società in cui incalza e sovrasta la nuova tecnologia e lo strapotere del pensiero unico, sotto il controllo serrato della “Polizia del Pensiero”.

Sono passati 75 anni e molte delle cose tragicamente prefigurate da Orwell si sono realizzate. Specie per quello che riguarda l’evoluzione del linguaggio della politica, la creazione della “neolingua” che oggi tende a trasformare i concetti facenti parte del patrimonio lessicale dell’agire politico in funzione delle esigenze più spregiudicate e opportuniste del potere. Come definire quello che si sta verificando in queste ore, a seguito della più che azzardata decisione di Matteo Renzi di ritirare le proprie Ministre dal Governo Conte, e la disperata ricerca del Presidente del Consiglio, sostenuto pervicacemente dal PD e dal M5S, di raccattare una manciata di voti di oscuri personaggi, definiti, in puro neolinguaggio orwelliano “costruttori”? Proprio quella fattispecie di trasformisti, variamente prezzolati, che un tempo, in archeolinguaggio venivano definiti voltagabbana, transfughi ecc. e avevano la fisiognomica di Scilipoti, Razzi e compagnia brigando. Quando Grillo sbeffeggiava Mastella, facendone il centro delle sue gag più spregiudicate e i grillini impazzavano contro la casta. Oggi tutto questo avviene sotto la regia raffinata e colta di Franceschini, Tabacci e la signora Mastella...

Anche se restano molti punti oscuri di questa situazione in cui è stato cacciato il Paese e la gente stenta a credere alle motivazioni espresse da Renzi. Che con la stessa testardaggine con cui ha affrontato la battaglia per il referendum costituzionale oggi si è imbarcato in un cruento contenzioso con Conte, che, sia pure motivato nel merito, appare intempestivo e, soprattutto, poco credibile dopo aver avallato tutte le discutibili scelte di questo governo, fino all’estrema sottomissione di votare la fiducia al Ministro della Giustizia Bonafede. È evidente che Renzi e la sua pattuglia avevano ritenuto di trovare una sponda in ambienti vicini al PD e ai 5 Stelle, dimenticando che ormai il PD è un galeone senza nocchiero, trainato da Di Maio e compagni, con unica bussola il mantenimento delle poltrone di governo. Ma se tutto questo è vero, è altrettanto vero, che con l’alibi della pandemia e di Salvini non si possono stracciare le regole del buon ton democratico e assistere al suq parlamentare di queste ore nei palazzi della politica attorno al Quirinale, mentre sta per darsi vita al terzo governo di questa legislatura con una maggioranza non espressa dalla volontà popolare. Una crisi anomala figlia del degrado dello scenario politico dell’ultimo ventennio, seguito alla caduta delle ideologie e allo stravolgimento dei partiti. Una crisi aggravata sicuramente dalle emergenze sanitarie ed economiche, che proprio questo governo e il precedente hanno affrontato in modo confusionario e dilettantesco.

Una crisi che, vista dall’osservatorio calabrese, non sembra portare messaggi rassicuranti. Specie se si guarda alle previsioni contenute nel Recovery Plan, cui sono legate le residue speranze di sviluppo del Paese. E che destina alla Calabria risorse marginali e tradisce le attese e gli impegni assunti soprattutto per quello che riguarda l’occupazione giovanile e le infrastrutture viarie e portuali, laddove si cancella il progetto per la prosecuzione dell’alta velocità da Salerno a Reggio Calabria, che diventa semplice e generica “velocizzazione” del collegamento, mentre Gioia Tauro viene ancora una volta sacrificato a favore di altre piattaforme italiane ed europee.

Con queste premesse ancora una volta la classe parlamentare calabrese, di tutte le forze politiche, di nuova e vecchia maggioranza e di opposizione, continua a svolgere un ruolo servile e lunedì e martedì sarà chiamata a schiacciare il pulsante a comando dei padroni di turno. Senza neanche avere la dignità di esprimere un’opinione.

Una situazione che neanche la straordinaria immaginazione di Orwell sarebbe riuscita a partorire e che proietta luci ancora più sinistre sul futuro di questa terra.