SANITÀ CALABRESE, LA GENESI DI UN DISASTRO

Saverio Cotticelli non è più il Commissario per il Piano di rientro dal debito sanitario della regione Calabria, ma il disastro della sanità calabrese rimane lì in tutta la sua drammatica gravità e tutti i veri mandanti di questo misfatto, che sta gettando nella

Saverio Cotticelli intervistato da Walter Molino nella trasmissione “Titolo V” di Raitre
Saverio Cotticelli intervistato da Walter Molino nella trasmissione “Titolo V” di Raitre

disperazione il già gracile tessuto economico, restano al coperto dei loro importanti ruoli politici e istituzionali.

L’ex Commissario, suo malgrado e tradito dalla sua superficialità nell’espletamento di un ruolo a lui non congeniale, ha reso un grande favore a Conte e a Speranza nell’individuare il capro espiatorio della scellerata decisione di classificare la Calabria “zona rossa” nelle misure anticovid. Perchè non c’è dubbio che la vicenda calabrese, che è esplosa clamorosamente in queste ore, ha una data di nascita ben più antica e risale all’atto in cui il Governo Berlusconi decise di commissariare la sanità calabrese, sottraendola alla gestione ordinaria della Regione e affidandola ad un Commissario e un sub Commissario nominati direttamente dal Consiglio dei Ministri, con tanto di Decreto del presidente del Consiglio in cui venivano indicati almeno 20 punti degli obiettivi che la struttura commissariale avrebbe dovuto raggiungere. Obiettivi non solo di carattere finanziario, ma anche e sopratutto di programmazione e gestione di tutte le attività inerenti il sistema sanitario regionale. I Presidenti del Consiglio che si sono succeduti in questi dodici anni si chiamano Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2 e appartengono a tutte le fattispecie politiche, dai tecnici alla destra e alla sinistra, alla Lega, al M5S al PD. Sono questi Governi che avrebbero dovuto monitorare l’andamento delle varie gestioni commissariali, da Scopelliti al generale Pezzi, a Scura fino a Cotticelli e intervenire per correggere i ritardi e le manchevolezze della gestione calabrese, mentre tutte le altre regioni commissariate contestualmente alla Calabria, nel corso di questi anni sono gradualmente uscite dal Piano di Rientro. E a rafforzare ulteriormente le responsabilità personali, in particolare del Presidente Conte e dei Ministro pentastellato Grillo e di LeU Speranza, c’è l’aggravante specifica dell’approvazione di un Decreto straordinario Calabria, che 18 mesi fa avocava anche la gestione delle singole aziende sanitarie e ospedaliere al Commissario Governativo, mentre solo pochissimi giorni fa il Ministro Speranza riconfermava la fiducia, sia pure temporanea, a Cotticelli, nell’ambito del rinnovato e rafforzato Decreto Calabria. Di chi la responsabilità allora se in questi anni, anzichè potenziare le terapie intensive si chiudevano gli ospedali e si cancellavano i posti letto, se anzichè incrementare molte prestazioni previste dai LEA le ASP le rifiutavano, alimentando in tal modo l’emigrazione sanitaria, che ha raggiunto il costo di oltre 300 milioni di euro annui?

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La vicenda COVID integra la colpevole irresponsabilità di Conte e di Speranza e, quindi di Cotticelli, perchè Jole Santelli, in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio del 13 settembre, che rimane forse un lucido testamento politico, aveva denunciato ancora una volta la spaventosa situazione calabrese e l’inadeguatezza dell’affidamento al Commissario ad acta governativo e non già alla regione l’elaborazione e la gestione del Piano per affrontare l’emergenza COVID. Il Governo ha preferito la strada dei DPCM con cui condanna i calabresi a subire una violenta aggressione alle proprie libertà personali e di impresa, anche se i dati numerici dei contagi e dell’occupazione dei posti delle terapie intensive non sembravano così allarmanti. Ma si è voluto motivare la decisione con il pericolo della tenuta delle fragili strutture sanitarie calabresi, che, come abbiamo visto, lo stesso Governo direttamente, attraverso il Commissario Arcuri, o a mezzo del suo Commissario  Cotticelli avrebbe dovuto potenziare e rendere fruibili anche difronte ad un evento pandemico come quello attuale. Il Governo giallorosso si è reso autore del più grave atto di spregiudicatezza politica della storia repubblicana nei confronti della regione più debole e indifesa del Paese. Non rendendosi conto di offrire anche un comodo alibi al governo regionale e alle forze politiche di maggioranza, egualmente responsabili del silenzio con cui in questi anni hanno subito la gestione commissariale e oggi cercano un disperato espediente per ribaltare la situazione, dopo la scontata bocciatura del ricorso al TAR Lazio, attraverso una unilaterale e dai dubbi profili costituzionali dichiarazione di “Calabria zona gialla”. Operazione che, se portata avanti dall’incerto Spirlì, rischierebbe di gettare nel caos l’intero sistema economico e produttivo calabrese, creando confusione tra gli operatori commerciali, che non saprebbero come regolarsi, rischiando di perdere anche le modeste provvidenze deliberate dal Consiglio dei Ministri. Anche qui le forze politiche calabresi cercano di sfuggire alle proprie responsabilità, alla mancanza di autorevolezza, alla propria storica inconsistenza di fronte al diverso peso politico di Zingaretti e di De Luca, che hanno salvaguardato i loro territori anche di fronte all’evidenza  dei numeri del contagio pandemico.

Ma per dirla tutta è anche vero che in Calabria si gioca un’ulteriore e decisiva partita, che riguarda le prossime elezioni regionali, che il centrodestra vorrebbe si tenessero al più presto e nel rispetto dei termini di legge e che PD e M5S tendono a rinviare più a lungo possibile in attesa di trovare una difficile intesa politica. Quale migliore scusa, allora, per un rinvio sine die, se non una dichiarazione di “zona rossa” dell’intero territorio regionale?

Forse il frastornato Generale Cotticelli non si è reso conto, tra l’altro, del fatto di essere stato mandato a combattere una battaglia le cui sorti si decidevano su un terreno a lui totalmente estraneo.

Mentre la Calabria incolpevole piange le iniquità di uno Stato non amico e i vili opportunismi di una politica meschina e inetta.

 

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